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martedì 20 gennaio 2009

Il passaggio della linea (Italia, 2007)

Un film documentario di Pietro Marcello; fotografia: Daria D’Antonio; montaggio: Aline Hervé; musica: Mirko Signorile, Marco Messina.

“La gente va dove ama stare:
qualcuno ama andare in Chiesa, io amo i treni”


Vale la pena questa settimana scrivere di un bel documentario italiano uscito ufficialmente l’anno scorso e oggi disponibile in dvd. Come quasi sempre accade, se si esclude un passaggio a notte fonda su Rai3, questo film non ha ricevuto l’attenzione del pubblico che di sicuro merita, tanto più visto che racconta un aspetto del nostro Paese così vicino nell’esperienza di tantissimo di noi: i lunghi viaggi sui treni espressi notturni, che attraversano con il loro carico umano l’Italia da Sud a Nord. Andata e ritorno, ogni notte, ogni festività, portando con sé un vorticare di storie, di vissuti, che si intrecciano giusto per le ore necessarie a giungere a destinazione, e che grazie a questo documentario non finiscono per confondersi con il rumore delle rotaie. Mentre fuori, oltre i vetri sporchi, scorre un paesaggio spesso anonimo, fatto si stazioni, gallerie, case lontane o città.
Con un tocco sapiente, Pietro Marcello riesce a mettere in scena l’umanità che popola i treni notturni, raccontandone piccoli e grandi drammi, con un bisogno commuovente di condivisione del proprio vissuto con il vicino (casuale) di viaggio. Viaggi che a volte sono l’ultima, dolorosa risorsa di chi non può pensare al proprio futuro con leggerezza, o che rappresentano la fatica quotidiana del lavoro lontano da casa. Questi vagoni sono luoghi infatti non solo di incontro, ma anche di profonda solitudine, come quella ad esempio di chi fatica per farsi accettare (e vale tanto per gli italianissimi napoletani di Scampia quanto per i nuovi emigranti-viaggiatori).
Su tutti emerge il personaggio di Arturo, un vecchio anarchico, dal volto segnato che già racconta tutto, che ha scelto come proprio domicilio sull’espresso Roma-Bolzano. Tutte le notti fa avanti indietro, da un capolinea all’altro. E’ pronto a raccontarti la sua vita intera, i ricordi, l’impegno politico, seduto nel brutto scompartimento e con gli occhi che guardano lontano, fuori dal finestrino. Da anni vive così, vero paladino di libertà e ribellione: sempre in treno, senza una ragione precisa, senza una qualche utilità, ma per il solo piacere di non fermarsi mai. E così, di non smettere mai di sentirsi vivo.
Vale la pena perciò di cercare questo film.